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domenica 22 gennaio 2012 – PROVINCIA – Pagina 39
SALIZZOLE. Nozze speciali, nel castello, per Lorenzo Mirandola e Ilenya Cordioli: tutti saranno vestiti in abiti medievali
Il figlio del «cacciatore di fantasmi» si sposerà nella stanza di Donna Verde
Prima si svolgerà il rito civile, con il sindaco Corrà poi la cerimonia del Vescovo del feudo di Bovolone
Matrimonio medioevale nella torre occidentale del castello di Salizzole dove, domani, si sposerà, in costume d´epoca, il figlio del «Gosthbuster della Bassa», Terenzio Mirandola, il presidente del gruppo degli «Insonni» di Bovolone. Costui, qualche tempo fa, aveva trascorso due notti all´interno dell´antico complesso, affermando di aver avuto incontri ravvicinati con entità soprannaturali, in particolare con il fantasma della leggendaria «Donna Verde», moglie di Alberto della Scala, vissuta nel castello nel ´300. In quella stanza con volta a botte, subito ribattezzata dopo gli strani eventi «sala dei fantasmi», si apprestano a suggellare la loro unione civile Lorenzo Mirandola e Ilenya Cordioli: la scelta della coppia dell´inusuale e «spettrale» luogo sembra essere più legata alla passione dei futuri sposi per la storia, più che a quella del padre per i fantasmi.
Per le nozze, è stata predisposta! una ricostruzione storica a regola d´arte realizzata dagli «Insonni». Ad indossare i panni medioevali non saranno infatti solo gli sposi, ma anche tutti gli invitati, circa una trentina, che per l´occasione sfoggeranno pregevoli abiti damascati impreziositi da broccati, rasi e velluti, per ricreare la suggestiva atmosfera del feudo. A fare da sfondo alla cerimonia, sarà il colore verde nelle sue numerose gradazioni, scelto dagli sposi in onore di «Donna Verde», la nobildonna che secondo la leggenda storica amava vestirsi di questo colore. La cerimonia sarà articolata in due momenti: prima il classico rito, celebrato dal sindaco, quindi il matrimonio medioevale, recitato da un figurante che impersonerà il Vescovo del feudo di Bovolone.
Dopo lo scambio degli anelli, il corteo medioevale si trasferirà nella turris magna, al locale La Cantina, dove si svolgerà la cena.
I matrimoni civili a Salizzole solitamente si celebrano nella sala civica del ! castello scaligero, ma quello di domani aprirà le porte della! torre occidentale a tutte le coppie desiderose di sposarsi con una scenografia d´effetto. «È il primo matrimonio che facciamo nella cosiddetta sala dei fantasmi e per noi rappresenta anche un´importante occasione per valorizzare il castello», dice il sindaco Mirko Corrà, «stiamo infatti studiando un progetto in collaborazione il gruppo Insonni e la compagnia teatrale La Zargnapola per poter offrire la possibilità di celebrare matrimoni in stile medioevale, mettendo a disposizione non solo la torre, ma anche costumi a noleggio e comparse». Chi fosse intenzionato ad immortalare il proprio matrimonio tra le mura dell´antica torre, potrà rivolgersi agli uffici del Comune di Salizzole.
lunedì 23 gennaio 2012
sabato 21 gennaio 2012
La figura di Sant'Antonio Abate
tratto da:
https://www.zenit.org/article-29273?l=italian
Sant'Antonio Abate: una tradizione millenaria
La festa che ricorre oggi è in assoluto la più studiata sul piano etno-antropologico
di Pietro Barbini
ROMA, martedì, 17 gennaio 2012 (ZENIT.org ) - Il 17 gennaio, come da tradizione, in moltissimi paesi, comuni e province d’Italia si festeggia Sant’Antonio Abate. Eremita egiziano, conosciuto anche come Sant’Antonio l’Anacoreta o Sant’Antonio del Deserto, fondatore del monachesimo, è considerato il primo degli abati.
Sant’Antonio Abate, da non confondere con il Santo di Padova, è uno dei Santi più autorevoli della storia, talmente importante da essere celebrato non solo dalla Chiesa Cattolica, ma anche dalla Chiesa Luterana e da quella Copta. La sua vita ci è stata tramandata da Sant’Atanasio d’Alessandria, che fu suo fedele discepolo e compagno di lotta contro l’arianesimo.
Funzioni, veglie, processioni, benedizioni speciali, parate e giganteschi falò; prodotti gastronomici tipici del posto consumati all’aperto, canti, balli, musiche e rievocazioni storiche che narrano la vita e i miracoli del santo: tutto questo si svolge normalmente tra il 16 e il 17 gennaio. I festeggiamenti sono soliti aprirsi con la tradizionale veglia contadina la sera precedente, a cui fa seguito l’apertura degli stand gastronomici. La mattina seguente, dopo la funzione religiosa, vengono accesi i giganteschi falò, preparati precedentemente, naturalmente dopo esser stati benedetti dal parroco; mentre la catasta brucia, si balla, si canta e si degustano i piatti tipici del posto fino a tarda notte, accompagnati da musiche folkloristiche e spettacoli di vario genere, come ad esempio la lettura di poesie che parlano del Santo, ma anche l’esposizione di racconti popolari e contadini.
Questa singolare festa è considerata una delle più interessanti, ed è sicuramente la più studiata, dal punto di vista etno-antropologico; ricca di folklore e religiosità popolare, di antiche tradizioni, affascina non poco chi vi prende parte. Dopotutto la vita stessa del Santo, che morì all’età di ben 106 anni, come la sua figura, ha da sempre affascinato fedeli e miscredenti.
Oltre ai falò e al fuoco, la tradizione vuole che, dopo la messa, il parroco imponga la benedizione ai campi, al bestiame e al raccolto. L’Abate, infatti, è Patrono dei macellai, dei contadini, degli allevatori e degli animali domestici. È interessante come in alcune località questa festa venga associata alla smettitura del maiale. Il maiale, infatti, è l’animale che nell’iconografia tradizionale accompagna, da sempre, l’Abate. Ciò deriva dal fatto che all’ordine degli Antoniani fu dato il permesso di allevare maiali all’interno dei centri abitati, i quali scorazzavano liberamente con attaccato al collo un campanello; dal grasso di questi animali i monaci ricavavano un unguento che veniva usato sulle persone colpite da varie malattie della pelle, in particolare da ergotismo ed herpes zoster, non a caso malattie conosciute meglio con il nome di “fuoco di Sant’Antonio”.
Al Santo sono inoltre riconosciute grandi capacità taumaturgiche e molti si affidano alla sua grazia, chiedendo guarigioni da qualsiasi male, soprattutto chi è stato “colpito dal fuoco”, ma anche per chiedere liberazioni dal demonio. Sant’Antonio nell’arte sacra è conosciuto come “il santo delle tentazioni demoniache”; nella sua vita, infatti, venne continuamente attaccato, tentato e tormentato dal demonio, addirittura percosso fisicamente fino a ridurlo allo stremo. Insomma l’Abate era continuamente in lotta con il diavolo. Ecco perché la sua associazione al fuoco; a riguardo poi, si narra che il Santo per strappare più anime possibili al demonio si sia recato addirittura all’inferno.
È interessante osservare che in mezzo ai molti simbolismi e rituali che richiamano alla memoria il Santo Abate, persistono alcune usanze tra la popolazione che si è soliti identificare con antiche tradizioni pagane, in uso presso gli antichi romani. Taluni studiosi sostengono anche che la festa del Santo abbia preso origine da culti pagani, come spesso viene asserito riferendosi al Santo Natale, sostenendo, erroneamente, che non esistono documenti e prove sulla data di nascita di Gesù Cristo, ma che sia stata solamente un’invenzione della Chiesa per estirpare il culto pagano del Sol Invivtus. Teoria erronea, se si va alle fonti della storia e si esaminano seriamente i documenti pervenutici (come ad esempio il Libro dei Giubilei, un testo del II secolo a.C., rinvenuto nel 1947 in una grotta del deserto di Qumran). Come per il Natale, oggi, dai documenti e dagli ultimi studi effettuati, si può ben affermare che le tradizioni contadine , parte importante del folklore popolare e molto interessanti dal punto di vista etno-antropologico, non hanno nulla a che vedere con i rituali dedicati al Santo Abate, il 17 gennaio.
https://www.zenit.org/article-29273?l=italian
Sant'Antonio Abate: una tradizione millenaria
La festa che ricorre oggi è in assoluto la più studiata sul piano etno-antropologico
di Pietro Barbini
ROMA, martedì, 17 gennaio 2012 (ZENIT.org
Sant’Antonio Abate, da non confondere con il Santo di Padova, è uno dei Santi più autorevoli della storia, talmente importante da essere celebrato non solo dalla Chiesa Cattolica, ma anche dalla Chiesa Luterana e da quella Copta. La sua vita ci è stata tramandata da Sant’Atanasio d’Alessandria, che fu suo fedele discepolo e compagno di lotta contro l’arianesimo.
Funzioni, veglie, processioni, benedizioni speciali, parate e giganteschi falò; prodotti gastronomici tipici del posto consumati all’aperto, canti, balli, musiche e rievocazioni storiche che narrano la vita e i miracoli del santo: tutto questo si svolge normalmente tra il 16 e il 17 gennaio. I festeggiamenti sono soliti aprirsi con la tradizionale veglia contadina la sera precedente, a cui fa seguito l’apertura degli stand gastronomici. La mattina seguente, dopo la funzione religiosa, vengono accesi i giganteschi falò, preparati precedentemente, naturalmente dopo esser stati benedetti dal parroco; mentre la catasta brucia, si balla, si canta e si degustano i piatti tipici del posto fino a tarda notte, accompagnati da musiche folkloristiche e spettacoli di vario genere, come ad esempio la lettura di poesie che parlano del Santo, ma anche l’esposizione di racconti popolari e contadini.
Questa singolare festa è considerata una delle più interessanti, ed è sicuramente la più studiata, dal punto di vista etno-antropologico; ricca di folklore e religiosità popolare, di antiche tradizioni, affascina non poco chi vi prende parte. Dopotutto la vita stessa del Santo, che morì all’età di ben 106 anni, come la sua figura, ha da sempre affascinato fedeli e miscredenti.
Oltre ai falò e al fuoco, la tradizione vuole che, dopo la messa, il parroco imponga la benedizione ai campi, al bestiame e al raccolto. L’Abate, infatti, è Patrono dei macellai, dei contadini, degli allevatori e degli animali domestici. È interessante come in alcune località questa festa venga associata alla smettitura del maiale. Il maiale, infatti, è l’animale che nell’iconografia tradizionale accompagna, da sempre, l’Abate. Ciò deriva dal fatto che all’ordine degli Antoniani fu dato il permesso di allevare maiali all’interno dei centri abitati, i quali scorazzavano liberamente con attaccato al collo un campanello; dal grasso di questi animali i monaci ricavavano un unguento che veniva usato sulle persone colpite da varie malattie della pelle, in particolare da ergotismo ed herpes zoster, non a caso malattie conosciute meglio con il nome di “fuoco di Sant’Antonio”.
Al Santo sono inoltre riconosciute grandi capacità taumaturgiche e molti si affidano alla sua grazia, chiedendo guarigioni da qualsiasi male, soprattutto chi è stato “colpito dal fuoco”, ma anche per chiedere liberazioni dal demonio. Sant’Antonio nell’arte sacra è conosciuto come “il santo delle tentazioni demoniache”; nella sua vita, infatti, venne continuamente attaccato, tentato e tormentato dal demonio, addirittura percosso fisicamente fino a ridurlo allo stremo. Insomma l’Abate era continuamente in lotta con il diavolo. Ecco perché la sua associazione al fuoco; a riguardo poi, si narra che il Santo per strappare più anime possibili al demonio si sia recato addirittura all’inferno.
È interessante osservare che in mezzo ai molti simbolismi e rituali che richiamano alla memoria il Santo Abate, persistono alcune usanze tra la popolazione che si è soliti identificare con antiche tradizioni pagane, in uso presso gli antichi romani. Taluni studiosi sostengono anche che la festa del Santo abbia preso origine da culti pagani, come spesso viene asserito riferendosi al Santo Natale, sostenendo, erroneamente, che non esistono documenti e prove sulla data di nascita di Gesù Cristo, ma che sia stata solamente un’invenzione della Chiesa per estirpare il culto pagano del Sol Invivtus. Teoria erronea, se si va alle fonti della storia e si esaminano seriamente i documenti pervenutici (come ad esempio il Libro dei Giubilei, un testo del II secolo a.C., rinvenuto nel 1947 in una grotta del deserto di Qumran). Come per il Natale, oggi, dai documenti e dagli ultimi studi effettuati, si può ben affermare che le tradizioni contadine , parte importante del folklore popolare e molto interessanti dal punto di vista etno-antropologico, non hanno nulla a che vedere con i rituali dedicati al Santo Abate, il 17 gennaio.
martedì 10 gennaio 2012
A Salizzole (Verona) torna il cercatore di fantasmi
L'Arena
sabato 07 gennaio 2012
SALIZZOLE. Ieri sera, Terenzio Mirandola è tornato a dormire nella fortezza dove aveva già avvertito strani fenomeni
L´«acchiappafantasmi» fa il bis
Nottata nel castello incantato
Il restauratore del club «Insonni» è entrato nella stanza della torre per reincontrare Donna Verde la nobile che vi abitò nel 1300
Il «Gosthbuster della Bassa», Terenzio Mirandola, non si dà per vinto. E prosegue la caccia ai fantasmi in cui si è già imbattuto lo scorso dicembre tra le stanze del castello. Per la seconda volta nel giro di quattro settimane, il restauratore di Bovolone ha deciso infatti di trascorre la notte nella fortezza medievale della leggendaria Donna Verde, moglie di Alberto della Scala.
Nella vicenda degli strani fenomeni rilevati al primo piano della torre occidentale dell´antico complesso, il presidente dell´associazione culturale «Insonni», che organizza le visite guidate alla mostra sul Risorgimento organizzata con il Comune nel castello, vuole vederci infatti chiaro. D´altronde, i presupposti per un altro incontro ravvicinato con entità soprannaturali ci sono tutti. Nella minuscola stanza con volta a botte, arredata in stile ottocentesco, la luce penetra da piccole feritoie, le candele sono già accese, il silenzio ovattato e il tempo sembra essersi fermato. Fra arazzi e litografie d´epoca, l´«acchiappafantasmi», bardato con tanto di abiti d´epoca, ieri pomeriggio ha accolto i visitatori della rassegna in attesa del grande appuntamento notturno, che ha ammesso attendere con una certa apprensione.
«Ci sono state molte avvisaglie ma può essere che stavolta non succeda nulla», ha confidato Mirandola a poche ore dalla seconda notte incantata. «Quando ci si aspetta qualcosa», ha aggiunto, «spesso non succede. Invece, è quando non ci si aspetta niente che i segnali giungono inaspettati. L´altra volta è stata un´esperienza tra me e me, ma questa volta potrebbe esserci qualche presenza femminile, un´entità comunque buona». Il riferimento del restauratore non è affatto casuale visto che nella precedente nottata passata a «dormire» nella fortezza Mirandola aveva visto per qualche secondo il volto di una giovane ornato da una cascata di bo! ccoli. Un viso che potrebbe essere quello di Donna Verde, la nobildonna che secondo la tradizione visse in questo castello nel 1300, prima di sposare Alberto della Scala capostipite degli Scaligeri.
Anche stavolta, dopo una frugale cena, Mirandola si rimetterà allo scrittoio. «Rifarò tutto ciò che ho fatto a dicembre nella mia quieta solitudine e resterò al tavolino finchè le palpebre non mi si chiuderanno», diceva ieri Mirandola. «È una sensazione di strana attesa, un po´ di tensione c´è ma preferisco essere da solo e ricreare tutte le condizioni della volta precedente: se funzionerà vi saluterò Donna Verde», si è congedato.
L'Arena
domenica 08 gennaio 2012
SALIZZOLE. Nella seconda notte alla fortezza, Terenzio Mirandola si è ritrovato lo scrittoio ricoperto di inchiostro
Il fantasma ritorna al castello
e si burla del suo «cacciatore»
Il restauratore stava descrivendo il suo incontro con Donna Verde quando il calamaio si è rovesciato imbrattando tutti gli appunti
Un calamaio rovesciato e una gigantesca macchia di inchiostro blu che imbratta i fogli sparsi sulla scrivania: sono gli ultimi due segnali misteriosi apparsi sotto gli occhi del «Gosthbuster della Bassa», Terenzio Mirandola, che l´altra sera si è nuovamente rinchiuso tra le mura della torre occidentale del castello medioevale per trascorrere una «notte magica». Con la speranza di imbattersi nuovamente in qualche fantasma o quantomeno di rilevare altri strani episodi alla stregua di quelli già verificatisi nelle ultime quattro settimane. E, anche questa volta, il presidente del club degli «Insonni» non è rimasto deluso.
Tranquillo ma visibilmente provato. Così è apparso, ieri mattina, il restauratore bovolonese reduce dalla seconda notte trascorsa nella fortezza a caccia di fantasmi nel tentativo di imbattersi nella leggendaria figura di Donna Verde, moglie di Alberto della Scala, vissuta nel castello nel 1300. Negli ultimi g! iorni, Mirandola ha trascorso parecchio tempo in questi ambienti suggestivi facendo da cicerone in abiti d´epoca alla mostra sul Risorgimento organizzata con il Comune di Salizzole. E già a metà dicembre, la prima volta in cui dormì nella stanza della torre, intravide per qualche secondo il volto di una giovane donna ornato di boccoli, forse quello di Donna Verde. Altri testimoni avrebbero poi avvertito analoghi fenomeni, per il momento inspiegabili.
La candela usata durante la notte è ormai consumata, cravatta e spillone del costume d´epoca sono ancora riposti sulla poltrona accanto al divano dove ha dormito. Ieri mattina, abbiamo ritrovato il restauratore bovolonese seduto allo scrittoio con un´aria vagamente frastornata e il desiderio di tornarsene presto a casa. «La nottata è stata tranquilla e sono riuscito anche a dormire un po´ malgrado diversi risvegli non imputabili però a eventi particolari», racconta Mirandola. «Tuttavia», ag! giunge, «qualche cosa curiosa da segnalare c´è ed è a! ccaduta prima che mi coricassi mentre stavo allo scrittoio». A confermarlo sono un´agenda aperta e alcuni fogli sgualciti e sporchi di inchiostro mal distribuiti sul tavolino ottocentesco. Oltre al pennino immerso nel calamaio privo di inchiostro.
«Mentre stavo scrivendo qualche appunto personale proprio sull´esperienza che avevo fatto in riferimento a Donna Verde», riferisce Mirandola, «verso mezzanotte si è rovesciato il calamaio imbrattando tutti i fogli. Non penso di essere stato io con il braccio perché tengo il calamaio sempre in alto a 20-25 centimetri di distanza e per questo mi sono innervosito, non c´era più inchiostro e così sono andato a coricarmi». «Durante la notte», prosegue il restauratore, «non ho udito alcun rumore ma al mattino un altro particolare ha attirato la mia attenzione: la candela che la sera avevo posto nel candeliere al mattino era sul tavolo». Che si tratti di svista, pura suggestione o fantasia il sospetto r! esta. E la storia, anche se la mostra ha ormai chiuso i battenti, non può finire qui. Ne è convinto Terenzio Mirandola che non si rassegna all´idea che tutto ciò che è successo possa essere un insieme di fortuite circostanze: «Sono curioso di vedere cosa succederà ora e chissà che questi strani fenomeni possano stimolare a parlare qualche altra persona rimasta fino ad oggi in silenzio». Intanto, ieri al castello sono arrivate parecchie persone incuriosite dagli strani eventi ed interessate a visitare il complesso medioevale in parte restaurato negli ultimi anni. «La collaborazione culturale con gli Insonni», assicura il sindaco Mirko Corrà, «proseguirà al di là della presenza o meno dei fantasmi. Di stranezze legate al castello si è sempre parlato ma non abbiamo mai dato peso agli eventi successi». Quindi, conclude: «L´amministrazione ha investito molto nel restauro tutt´oggi incompleto e puntiamo ora ad acquistare anche la torre privata.! Ma per farlo ci serve il sostegno delle istituzioni».
sabato 07 gennaio 2012
SALIZZOLE. Ieri sera, Terenzio Mirandola è tornato a dormire nella fortezza dove aveva già avvertito strani fenomeni
L´«acchiappafantasmi» fa il bis
Nottata nel castello incantato
Il restauratore del club «Insonni» è entrato nella stanza della torre per reincontrare Donna Verde la nobile che vi abitò nel 1300
Il «Gosthbuster della Bassa», Terenzio Mirandola, non si dà per vinto. E prosegue la caccia ai fantasmi in cui si è già imbattuto lo scorso dicembre tra le stanze del castello. Per la seconda volta nel giro di quattro settimane, il restauratore di Bovolone ha deciso infatti di trascorre la notte nella fortezza medievale della leggendaria Donna Verde, moglie di Alberto della Scala.
Nella vicenda degli strani fenomeni rilevati al primo piano della torre occidentale dell´antico complesso, il presidente dell´associazione culturale «Insonni», che organizza le visite guidate alla mostra sul Risorgimento organizzata con il Comune nel castello, vuole vederci infatti chiaro. D´altronde, i presupposti per un altro incontro ravvicinato con entità soprannaturali ci sono tutti. Nella minuscola stanza con volta a botte, arredata in stile ottocentesco, la luce penetra da piccole feritoie, le candele sono già accese, il silenzio ovattato e il tempo sembra essersi fermato. Fra arazzi e litografie d´epoca, l´«acchiappafantasmi», bardato con tanto di abiti d´epoca, ieri pomeriggio ha accolto i visitatori della rassegna in attesa del grande appuntamento notturno, che ha ammesso attendere con una certa apprensione.
«Ci sono state molte avvisaglie ma può essere che stavolta non succeda nulla», ha confidato Mirandola a poche ore dalla seconda notte incantata. «Quando ci si aspetta qualcosa», ha aggiunto, «spesso non succede. Invece, è quando non ci si aspetta niente che i segnali giungono inaspettati. L´altra volta è stata un´esperienza tra me e me, ma questa volta potrebbe esserci qualche presenza femminile, un´entità comunque buona». Il riferimento del restauratore non è affatto casuale visto che nella precedente nottata passata a «dormire» nella fortezza Mirandola aveva visto per qualche secondo il volto di una giovane ornato da una cascata di bo! ccoli. Un viso che potrebbe essere quello di Donna Verde, la nobildonna che secondo la tradizione visse in questo castello nel 1300, prima di sposare Alberto della Scala capostipite degli Scaligeri.
Anche stavolta, dopo una frugale cena, Mirandola si rimetterà allo scrittoio. «Rifarò tutto ciò che ho fatto a dicembre nella mia quieta solitudine e resterò al tavolino finchè le palpebre non mi si chiuderanno», diceva ieri Mirandola. «È una sensazione di strana attesa, un po´ di tensione c´è ma preferisco essere da solo e ricreare tutte le condizioni della volta precedente: se funzionerà vi saluterò Donna Verde», si è congedato.
L'Arena
domenica 08 gennaio 2012
SALIZZOLE. Nella seconda notte alla fortezza, Terenzio Mirandola si è ritrovato lo scrittoio ricoperto di inchiostro
Il fantasma ritorna al castello
e si burla del suo «cacciatore»
Il restauratore stava descrivendo il suo incontro con Donna Verde quando il calamaio si è rovesciato imbrattando tutti gli appunti
Un calamaio rovesciato e una gigantesca macchia di inchiostro blu che imbratta i fogli sparsi sulla scrivania: sono gli ultimi due segnali misteriosi apparsi sotto gli occhi del «Gosthbuster della Bassa», Terenzio Mirandola, che l´altra sera si è nuovamente rinchiuso tra le mura della torre occidentale del castello medioevale per trascorrere una «notte magica». Con la speranza di imbattersi nuovamente in qualche fantasma o quantomeno di rilevare altri strani episodi alla stregua di quelli già verificatisi nelle ultime quattro settimane. E, anche questa volta, il presidente del club degli «Insonni» non è rimasto deluso.
Tranquillo ma visibilmente provato. Così è apparso, ieri mattina, il restauratore bovolonese reduce dalla seconda notte trascorsa nella fortezza a caccia di fantasmi nel tentativo di imbattersi nella leggendaria figura di Donna Verde, moglie di Alberto della Scala, vissuta nel castello nel 1300. Negli ultimi g! iorni, Mirandola ha trascorso parecchio tempo in questi ambienti suggestivi facendo da cicerone in abiti d´epoca alla mostra sul Risorgimento organizzata con il Comune di Salizzole. E già a metà dicembre, la prima volta in cui dormì nella stanza della torre, intravide per qualche secondo il volto di una giovane donna ornato di boccoli, forse quello di Donna Verde. Altri testimoni avrebbero poi avvertito analoghi fenomeni, per il momento inspiegabili.
La candela usata durante la notte è ormai consumata, cravatta e spillone del costume d´epoca sono ancora riposti sulla poltrona accanto al divano dove ha dormito. Ieri mattina, abbiamo ritrovato il restauratore bovolonese seduto allo scrittoio con un´aria vagamente frastornata e il desiderio di tornarsene presto a casa. «La nottata è stata tranquilla e sono riuscito anche a dormire un po´ malgrado diversi risvegli non imputabili però a eventi particolari», racconta Mirandola. «Tuttavia», ag! giunge, «qualche cosa curiosa da segnalare c´è ed è a! ccaduta prima che mi coricassi mentre stavo allo scrittoio». A confermarlo sono un´agenda aperta e alcuni fogli sgualciti e sporchi di inchiostro mal distribuiti sul tavolino ottocentesco. Oltre al pennino immerso nel calamaio privo di inchiostro.
«Mentre stavo scrivendo qualche appunto personale proprio sull´esperienza che avevo fatto in riferimento a Donna Verde», riferisce Mirandola, «verso mezzanotte si è rovesciato il calamaio imbrattando tutti i fogli. Non penso di essere stato io con il braccio perché tengo il calamaio sempre in alto a 20-25 centimetri di distanza e per questo mi sono innervosito, non c´era più inchiostro e così sono andato a coricarmi». «Durante la notte», prosegue il restauratore, «non ho udito alcun rumore ma al mattino un altro particolare ha attirato la mia attenzione: la candela che la sera avevo posto nel candeliere al mattino era sul tavolo». Che si tratti di svista, pura suggestione o fantasia il sospetto r! esta. E la storia, anche se la mostra ha ormai chiuso i battenti, non può finire qui. Ne è convinto Terenzio Mirandola che non si rassegna all´idea che tutto ciò che è successo possa essere un insieme di fortuite circostanze: «Sono curioso di vedere cosa succederà ora e chissà che questi strani fenomeni possano stimolare a parlare qualche altra persona rimasta fino ad oggi in silenzio». Intanto, ieri al castello sono arrivate parecchie persone incuriosite dagli strani eventi ed interessate a visitare il complesso medioevale in parte restaurato negli ultimi anni. «La collaborazione culturale con gli Insonni», assicura il sindaco Mirko Corrà, «proseguirà al di là della presenza o meno dei fantasmi. Di stranezze legate al castello si è sempre parlato ma non abbiamo mai dato peso agli eventi successi». Quindi, conclude: «L´amministrazione ha investito molto nel restauro tutt´oggi incompleto e puntiamo ora ad acquistare anche la torre privata.! Ma per farlo ci serve il sostegno delle istituzioni».
Brusa la vecia, successo a Verona
L'Arena
sabato 07 gennaio 2012
TRADIZIONI. Una folla si è radunata davanti a Palazzo Barbieri per assistere al suggestivo spettacolo con il fuoco
«Brusa la Vecia» in Bra
Le scintille sono «buone»
Le «falive» e il fumo hanno preso la direzione del Garda. Tosi: «Sarà un anno non facile ma forse meglio del 2011»
Forse non sarà un 2012 così brutto come lo dipingono economisti, politici e opinionisti. Sarà un semplice auspicio, o un´illusione a cui voler credere, ma ieri sera in Bra le «falive» e il fumo sprigionatisi dalla monumentale befana allestita e bruciata davanti a Palazzo Barbieri si sono dirette verso il lago di Garda, cioè la direzione invocata al momento dell´accensione da parte del sindaco Flavio Tosi, la direzione «buona» che dovrebbe indicare, almeno nelle aspettative, un´annata positiva.
In qualsiasi modo andranno le cose, è stato uno spettacolo suggestivo a cui hanno assistito centinaia di persone che si sono assipate in Bra intorno all´area di sicurezza predisposta intorno alla gigantesca costruzione, realizzata con materiali naturali come legno, cartone e stoffa, disegnata dallo scenografo veneziano Querino Lovato insieme alla sua squadra di collaboratori.
In Bra la gente aveva cominciato a radunar! si ben prima delle 17.30, orario in cui è stato acceso il gigantesco falò. Un attento servizio d´ordine, formato dai volontari della Protezione civile, da carabinieri, vigili urbani e poliziotti, ha vigilato affinchè nessuno superasse la soglia di sicurezza stabilita tra il pubblico e la «vecia». Il presentatore ha ricordato che, a causa del vento nella nottata, la «vecia» aveva perso parte dei «doni» di cui era stata addobbata e anche il giardinetto sottostante era stato un po´ sconquassato. Ma la circostanza non sembra aver impressionato molto gli spettatori ansiosi di assistere al rogo.
Nell´attesa è stata diffusa musica di vario genere, un mix di ritmi brasiliani e brani nostalgici italiani. In mezzo la gustosa performance di un comico veneziano, Maurizio Bastianetto, che si è cimentato in un´altrettanta veneziana apologia dell´ombelico con annessa teoria divinatoria del «bunigolo». Applausi.
Il sindaco Tosi, nel dare il ! benvenuto agli ospiti, ha ricordato ancora una volta che «non! sarà un anno facile quello che ci aspetta» ma ha subito aggiunto che «si spera sia migliore di quello appena trascorso». Quindi, sotto l´occhio attento dei vigili del fuoco, ha innescato il meccanismo elettrico che ha innescato il rogo.
Una scenografia spettacolare in una serata baciata da un clima limpido con una luna splendente, che ha suscitato l´entusiasmo del pubblico. Tra ritmi sincopati di tamburi e musiche è stato dato il via allo spettacolo. A partire per primi sono state delle fontane di scintille intorno alla «vecia» e dopo qualche istante la gigantesca installazione, alta come la facciata di Palazzo Barbieri, ha preso fuoco in più punti. Subito le alte fiamme si sono levate diritte, poi le scintille e il fumo hanno preso la piega in direzione della Gran Guardia, quella «buona» come ha ribadito lo speaker.
In breve la «vecia» si è ridotta a uno scheletro fumante mentre veniva diffusa a tutto volume l´ormai datata «Se brucia! sse la città» a cui è seguito, altrettanto in tema, il più classico brano lirico «Di quella pira» dal Trovatore di Verdi. Poi dispersione della folla con assalto ai banchi dove si distribuivano pandorini e brioches. Un´altra Befana archiviata. Ma dopo il ponte è già Carnevale.E.CARD.
sabato 07 gennaio 2012
TRADIZIONI. Una folla si è radunata davanti a Palazzo Barbieri per assistere al suggestivo spettacolo con il fuoco
«Brusa la Vecia» in Bra
Le scintille sono «buone»
Le «falive» e il fumo hanno preso la direzione del Garda. Tosi: «Sarà un anno non facile ma forse meglio del 2011»
Forse non sarà un 2012 così brutto come lo dipingono economisti, politici e opinionisti. Sarà un semplice auspicio, o un´illusione a cui voler credere, ma ieri sera in Bra le «falive» e il fumo sprigionatisi dalla monumentale befana allestita e bruciata davanti a Palazzo Barbieri si sono dirette verso il lago di Garda, cioè la direzione invocata al momento dell´accensione da parte del sindaco Flavio Tosi, la direzione «buona» che dovrebbe indicare, almeno nelle aspettative, un´annata positiva.
In qualsiasi modo andranno le cose, è stato uno spettacolo suggestivo a cui hanno assistito centinaia di persone che si sono assipate in Bra intorno all´area di sicurezza predisposta intorno alla gigantesca costruzione, realizzata con materiali naturali come legno, cartone e stoffa, disegnata dallo scenografo veneziano Querino Lovato insieme alla sua squadra di collaboratori.
In Bra la gente aveva cominciato a radunar! si ben prima delle 17.30, orario in cui è stato acceso il gigantesco falò. Un attento servizio d´ordine, formato dai volontari della Protezione civile, da carabinieri, vigili urbani e poliziotti, ha vigilato affinchè nessuno superasse la soglia di sicurezza stabilita tra il pubblico e la «vecia». Il presentatore ha ricordato che, a causa del vento nella nottata, la «vecia» aveva perso parte dei «doni» di cui era stata addobbata e anche il giardinetto sottostante era stato un po´ sconquassato. Ma la circostanza non sembra aver impressionato molto gli spettatori ansiosi di assistere al rogo.
Nell´attesa è stata diffusa musica di vario genere, un mix di ritmi brasiliani e brani nostalgici italiani. In mezzo la gustosa performance di un comico veneziano, Maurizio Bastianetto, che si è cimentato in un´altrettanta veneziana apologia dell´ombelico con annessa teoria divinatoria del «bunigolo». Applausi.
Il sindaco Tosi, nel dare il ! benvenuto agli ospiti, ha ricordato ancora una volta che «non! sarà un anno facile quello che ci aspetta» ma ha subito aggiunto che «si spera sia migliore di quello appena trascorso». Quindi, sotto l´occhio attento dei vigili del fuoco, ha innescato il meccanismo elettrico che ha innescato il rogo.
Una scenografia spettacolare in una serata baciata da un clima limpido con una luna splendente, che ha suscitato l´entusiasmo del pubblico. Tra ritmi sincopati di tamburi e musiche è stato dato il via allo spettacolo. A partire per primi sono state delle fontane di scintille intorno alla «vecia» e dopo qualche istante la gigantesca installazione, alta come la facciata di Palazzo Barbieri, ha preso fuoco in più punti. Subito le alte fiamme si sono levate diritte, poi le scintille e il fumo hanno preso la piega in direzione della Gran Guardia, quella «buona» come ha ribadito lo speaker.
In breve la «vecia» si è ridotta a uno scheletro fumante mentre veniva diffusa a tutto volume l´ormai datata «Se brucia! sse la città» a cui è seguito, altrettanto in tema, il più classico brano lirico «Di quella pira» dal Trovatore di Verdi. Poi dispersione della folla con assalto ai banchi dove si distribuivano pandorini e brioches. Un´altra Befana archiviata. Ma dopo il ponte è già Carnevale.E.CARD.
sabato 7 gennaio 2012
Nuovo twitter @leggende su misteri e folklore italiano
È ufficialmente attivo il nuovo utente twitter @leggende, dedicato ai temi del mistero, del folklore, del fantastico, dell'horror.
Creato dalla giornalista e ricercatrice Simona Cremonini, appassionata di questi temi, il nuovo canale di comunicazione ha lo scopo di far conoscere la sua attività di ricerca concentrata sull'area di Mantova, del lago di Garda, di Verona e Brescia e delle zone circostanti, ovvero sulle province su cui è presente in prima persona, ma non solo.
L'invito è di citare @leggende quando si parla di leggende locali, di libri e film sul tema, non necessariamente limitati a questa area geografica.
"Anche uno strumento così piccolo può facilitare i contatti tra tutti coloro che sono appassionati di questi temi, quindi se può essere utile alla divulgazione anche di prodotti 'di genere' oppure di storie e racconti locali ben vengano citazioni che restano nel contesto della leggenda e del mistero, preferibilmente a sfondo fantastico".
Curiosa in primis, ma anche ricercatrice, narratrice e saggista, Simona Cremonini è autrice di "Leggende, curiosità e misteri del lago di Garda" (www.leggendedelgarda.com) e ha in corso una ricerca su leggende e misteri a Mantova e provincia (www.leggendedimantova.com).
Creato dalla giornalista e ricercatrice Simona Cremonini, appassionata di questi temi, il nuovo canale di comunicazione ha lo scopo di far conoscere la sua attività di ricerca concentrata sull'area di Mantova, del lago di Garda, di Verona e Brescia e delle zone circostanti, ovvero sulle province su cui è presente in prima persona, ma non solo.
L'invito è di citare @leggende quando si parla di leggende locali, di libri e film sul tema, non necessariamente limitati a questa area geografica.
"Anche uno strumento così piccolo può facilitare i contatti tra tutti coloro che sono appassionati di questi temi, quindi se può essere utile alla divulgazione anche di prodotti 'di genere' oppure di storie e racconti locali ben vengano citazioni che restano nel contesto della leggenda e del mistero, preferibilmente a sfondo fantastico".
Curiosa in primis, ma anche ricercatrice, narratrice e saggista, Simona Cremonini è autrice di "Leggende, curiosità e misteri del lago di Garda" (www.leggendedelgarda.com) e ha in corso una ricerca su leggende e misteri a Mantova e provincia (www.leggendedimantova.com).
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venerdì 6 gennaio 2012
Fantasmi al castello di Salizzole
tratto da:
http://www.larena.it/stories/dalla_home/321278_fantasmi_al_castello_c_chi_li_ha_visti/
Fantasmi al castello? C'è chi li ha visti
SALIZZOLE. Singolare esperienza di Terenzio Mirandola del club «Insonni», testimone con due amici di strani fenomeni nell'antica fortezza
Il restauratore ha avvertito nella stanza della torre dove ha dormito una notte a lume di candela ombre, rumori sospetti e quadri che si muovevano
06/01/2012
Quadri che si muovono, ombre e rumori sospetti all'interno del castello scaligero avvolgono di mistero la fortezza di Donna Verde dove è ancora allestita la mostra sul Risorgimento organizzata dal Comune e dall'associazione culturale degli «Insonni» di Bovolone. A narrare di ripetuti episodi «magici» degno della saga di Harry Potter, tra l'altro con dovizia di particolari, è proprio uno degli «Insonni» reduce da una movimentata «Notte al museo», che stavolta non è il titolo di un film. Bensì la singolare esperienza vissuta da Terenzio Mirandola, presidente della corrente letteraria di Bovolone, che la notte tra l'11 e il 12 dicembre, dopo aver fatto da cicerone in costume d'epoca ai visitatori della rassegna, ha voluto trascorrere una notte all'interno della fortezza.
Girato il chiavistello, immerso nel silenzio assoluto, Mirandola racconta di essersi ritirato nella stanza della torre occidentale arredata in stile ottocentesco con scrittoio, divanetto e poltrone. «Ho spento tutte le luci lasciando accese solo le candele e mi sono attardato allo scrittoio a scrivere con pennino e calamaio», riferisce il restauratore bovolonese. «Verso mezzanotte», aggiunge, «ho smorzato tutte le candele tranne una e mi sono coricato sul divanetto coprendomi con il mantello dell'abito d'epoca. Mi sono svegliato verso le tre e in direzione dello scrittoio ho visto un volto di giovane donna dai capelli castani con boccoli, avrà avuto tra i 15-17 anni, con un sorriso enigmatico, quasi ironico».
Il confine tra suggestione e realtà è molto sottile e lo stesso Mirandola ammette che non sa se ciò che ha visto sia avvenuto realmente o sia piuttosto frutto della suggestione legata all'ambiente in cui si trovava. E prosegue: «Subito non ho dato tanto peso all'episodio e mi sono riaddormentato fino alle quattro quando sono stato risvegliato da uno rumore proveniente dall'esterno che ho pensato essere il camion della raccolta rifiuti. Invece, mentre mi stavo riassopendo ho avvertito un fruscio simile allo sfregamento di piedi proveniente dalla scala. A quel punto mi sono alzato e nascosto per vedere chi fosse entrato nel castello ma non c'era nessuno. Poi mi sono riaddormentato e risvegliato verso le sette». Ma la storia non finisce qui perché il 26 dicembre, quando ha riaperto il museo, sono accaduti altri strani episodi. Nello stesso salotto ottocentesco, quel giorno, verso le 18, con Terenzio ci sono altre due persone appartenenti alla sua stessa associazione che discutono e scherzano dello strano fatto accaduto a Mirandola quando succede qualcosa.
«Nella stanza si è alzato lateralmente un quadro posto su un cavalletto ed è subito ricaduto facendo un gran frastuiono», riferisce Mirandola, «ma questa volta non l'ho visto solo io e la persona che avevo accanto è sbiancata in volto». Secondo il resoconto del presidente del club culturale un episodio analogo sarebbe accaduto anche il primo gennaio durante una visita guidata. E conclude: «La mostra è allestita in tre stanze ma è strano che i fatti siano successi sempre nello stesso luogo: non so, c'è qualcosa che non so spiegarmi, non c'è una motivazione razionale, io sono scettico e non sono certo un tipo spirituale ed è per questo che ho deciso di andare in fondo alla questione andando a dormire un'altra notte nel castello».
Interpellato sulla vicenda, il sindaco Mirko Corrà afferma «che pur non essendo presente sono al corrente dei fatti perchè altri testimoni affidabili mi hanno detto di avere avvertito qualcosa di strano». «C'è da dire», precisa il primo cittadino, «che è la prima volta che una mostra permane per oltre un mese nel castello».
Nella stanzetta ottocentesca il giorno di Santo Stefano era presente anche Fernando Galantini. «Si stava chiacchierando delle storie accadute quando improvvisamente ho sentito un sussulto, come una vibrazione circoscritta alla sedia su cui ero seduto seguita da una botta lontana, quasi attenuata» racconta. «Inizialmente», prosegue Galantini, «ho pensato ad un terremoto ma non si muoveva nulla e all'esterno c'era una tranquillità assoluta senza il passaggio di macchine o altri mezzi da giustificare la scossa. Il movimento è stato avvertito anche dalla persona che mi stava accanto. Non credo a queste cose ma dopo questo episodio comincio a pensarci e lì dentro ci dormirei solo in compagnia».
Questa notte Terenzio Mirandola si chiuderà ancora una volta tra le mura del castello e sarà da solo. E chissà che a tenergli compagnia non sia il fantasma della leggendaria figura di Donna Verde da Salizzole, moglie di Alberto della Scala, vissuta nella fortezza in epoca medioevale. Intanto in paese non si parla d'altro ed il mistero si infittisce. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Lidia Morellato
http://www.larena.it/stories/dalla_home/321278_fantasmi_al_castello_c_chi_li_ha_visti/
Fantasmi al castello? C'è chi li ha visti
SALIZZOLE. Singolare esperienza di Terenzio Mirandola del club «Insonni», testimone con due amici di strani fenomeni nell'antica fortezza
Il restauratore ha avvertito nella stanza della torre dove ha dormito una notte a lume di candela ombre, rumori sospetti e quadri che si muovevano
06/01/2012
Quadri che si muovono, ombre e rumori sospetti all'interno del castello scaligero avvolgono di mistero la fortezza di Donna Verde dove è ancora allestita la mostra sul Risorgimento organizzata dal Comune e dall'associazione culturale degli «Insonni» di Bovolone. A narrare di ripetuti episodi «magici» degno della saga di Harry Potter, tra l'altro con dovizia di particolari, è proprio uno degli «Insonni» reduce da una movimentata «Notte al museo», che stavolta non è il titolo di un film. Bensì la singolare esperienza vissuta da Terenzio Mirandola, presidente della corrente letteraria di Bovolone, che la notte tra l'11 e il 12 dicembre, dopo aver fatto da cicerone in costume d'epoca ai visitatori della rassegna, ha voluto trascorrere una notte all'interno della fortezza.
Girato il chiavistello, immerso nel silenzio assoluto, Mirandola racconta di essersi ritirato nella stanza della torre occidentale arredata in stile ottocentesco con scrittoio, divanetto e poltrone. «Ho spento tutte le luci lasciando accese solo le candele e mi sono attardato allo scrittoio a scrivere con pennino e calamaio», riferisce il restauratore bovolonese. «Verso mezzanotte», aggiunge, «ho smorzato tutte le candele tranne una e mi sono coricato sul divanetto coprendomi con il mantello dell'abito d'epoca. Mi sono svegliato verso le tre e in direzione dello scrittoio ho visto un volto di giovane donna dai capelli castani con boccoli, avrà avuto tra i 15-17 anni, con un sorriso enigmatico, quasi ironico».
Il confine tra suggestione e realtà è molto sottile e lo stesso Mirandola ammette che non sa se ciò che ha visto sia avvenuto realmente o sia piuttosto frutto della suggestione legata all'ambiente in cui si trovava. E prosegue: «Subito non ho dato tanto peso all'episodio e mi sono riaddormentato fino alle quattro quando sono stato risvegliato da uno rumore proveniente dall'esterno che ho pensato essere il camion della raccolta rifiuti. Invece, mentre mi stavo riassopendo ho avvertito un fruscio simile allo sfregamento di piedi proveniente dalla scala. A quel punto mi sono alzato e nascosto per vedere chi fosse entrato nel castello ma non c'era nessuno. Poi mi sono riaddormentato e risvegliato verso le sette». Ma la storia non finisce qui perché il 26 dicembre, quando ha riaperto il museo, sono accaduti altri strani episodi. Nello stesso salotto ottocentesco, quel giorno, verso le 18, con Terenzio ci sono altre due persone appartenenti alla sua stessa associazione che discutono e scherzano dello strano fatto accaduto a Mirandola quando succede qualcosa.
«Nella stanza si è alzato lateralmente un quadro posto su un cavalletto ed è subito ricaduto facendo un gran frastuiono», riferisce Mirandola, «ma questa volta non l'ho visto solo io e la persona che avevo accanto è sbiancata in volto». Secondo il resoconto del presidente del club culturale un episodio analogo sarebbe accaduto anche il primo gennaio durante una visita guidata. E conclude: «La mostra è allestita in tre stanze ma è strano che i fatti siano successi sempre nello stesso luogo: non so, c'è qualcosa che non so spiegarmi, non c'è una motivazione razionale, io sono scettico e non sono certo un tipo spirituale ed è per questo che ho deciso di andare in fondo alla questione andando a dormire un'altra notte nel castello».
Interpellato sulla vicenda, il sindaco Mirko Corrà afferma «che pur non essendo presente sono al corrente dei fatti perchè altri testimoni affidabili mi hanno detto di avere avvertito qualcosa di strano». «C'è da dire», precisa il primo cittadino, «che è la prima volta che una mostra permane per oltre un mese nel castello».
Nella stanzetta ottocentesca il giorno di Santo Stefano era presente anche Fernando Galantini. «Si stava chiacchierando delle storie accadute quando improvvisamente ho sentito un sussulto, come una vibrazione circoscritta alla sedia su cui ero seduto seguita da una botta lontana, quasi attenuata» racconta. «Inizialmente», prosegue Galantini, «ho pensato ad un terremoto ma non si muoveva nulla e all'esterno c'era una tranquillità assoluta senza il passaggio di macchine o altri mezzi da giustificare la scossa. Il movimento è stato avvertito anche dalla persona che mi stava accanto. Non credo a queste cose ma dopo questo episodio comincio a pensarci e lì dentro ci dormirei solo in compagnia».
Questa notte Terenzio Mirandola si chiuderà ancora una volta tra le mura del castello e sarà da solo. E chissà che a tenergli compagnia non sia il fantasma della leggendaria figura di Donna Verde da Salizzole, moglie di Alberto della Scala, vissuta nella fortezza in epoca medioevale. Intanto in paese non si parla d'altro ed il mistero si infittisce. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Lidia Morellato
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