giovedì 14 giugno 2012

Misteri e leggende del Garda in due nuovi libri

Il lago di Garda, le sue leggende e i misteri che girano intorno al bacino d'acqua dolce più esteso d'Italia: sono i temi attorno ai quali si sviluppano i due nuovi libri in uscita per PresentARTsì, la "bottega di prodotti culturali" di Castiglione delle Stiviere, che a giugno 2012 pubblica il saggio/guida "Leggende, curiosità e misteri del Lago di Garda" di Simona Cremonini e l'antologia di narrativa della stessa autrice dal titolo "(I) racconti fantastici del Garda". Due libri, due facce della stessa medaglia, in cui in chiave saggistica in uno e in chiave narrativa nell'altro, il lago di Garda è protagonista nei suoi aspetti più curiosi e misteriosi. "Leggende, curiosità e misteri del Lago di Garda", in una nuova edizione ampliata e rivista dall'autrice rispetto a quella precedentemente disponibile online, presenta al lettore un ideale giro intorno al lago e a tutti gli aspetti insoliti e misteriosi: storie di streghe e maghi, toponomastiche curiose, fiabe antiche e leggende metropolitane, creature misteriose, mostri di vario tipo, città fantasma sommerse, mitologia benacense, spiriti e fantasmi, folletti, fate e anguane, appartenenti alla tradizione del lago, vengono ripresi e recuperati dalla giornalista Simona Cremonini portando il lettore intorno al lago e alle località che nel tempo li hanno ospitati e visti in azione. A partire da Riva e Nago-Torbole e dal Garda Trentino, si scende lungo la costa veronese, da Malcesine a Brenzone, Torri del Benaco, Garda, Bardolino, Lazise, Peschiera del Garda, fino a raggiungere la costa bresciana. Da Sirmione si ricomincia a risalire a Desenzano del Garda, toccando Lonato, Padenghe, Soiano, la Valtenesi, Moniga, Manerba, San Felice del Benaco, Salò, Gardone Riviera, Toscolano-Maderno, Gargnano, Campione, Tremosine, Limone, fino a ricongiungersi con Riva del Garda in un vero e proprio tour intorno a tutto il Benaco. Una guida turistica sui luoghi misteriosi, ma anche l’opportunità di ripercorrere, anche per il turista e il lettore, libro alla mano, molte delle località e delle testimonianze riportate nel volume. Sempre sullo sfondo mozzafiato del lago, narrativa e leggenda si incontrano nella nuova antologia di racconti "(I) racconti fantastici del Garda": il “Fantastico Garda” prende vita in tredici storie scritte da Simona Cremonini che letteralmente pescano dalla tradizione del genere fantastico, in tutte le sue accezioni, e dall’immenso patrimonio di misteri e antiche storie del bacino d’acqua già narrato da Dante Alighieri e Franz Kafka. Anguane, fate, silfidi, creature oscure, gatti neri, insetti impazziti, streghe, fantasmi, vampiri e umani sopravvissuti alla catastrofe nucleare, fatti misteriosi dal colore alieno: leggende locali del Garda in chiave narrativa, e racconti con elementi sovrannaturali e ambientazione gardesana, spiega la quarta di copertina, “si alternano, e si sfiorano, per rivelare quelle sfumature inedite e inaspettate del lago e della natura umana che solo leggenda e narrativa, incontrandosi, possono offrire al lettore”. I libri, disponibili da giugno, sono distribuiti presso la libreria Mr Libro di Castiglione delle Stiviere e nelle altre librerie e punti vendita indicati sul sito www.leggendedelgarda.com, nonché sulla pagina facebook di PresentARTsì. Editor, giornalista, autrice di narrativa e di articoli su folklore e leggende, collaboratrice del portale LaTelaNera.com, Simona Cremonini ha presentato racconti su e-book e pubblicazioni cartacee, tra cui tra i più recenti "Estate 2010" (ed. PresentARTsì), "Visioni fatate" (Delmiglio Editore 2011) e "Il gioiello di Crono" (Delmiglio Editore 2012). Piazzata in diversi concorsi letterari di genere, ha vinto l’edizione 2005 del Premio Akery, sezione horror. Per acquistare i libri e per informazioni: tel. 0376 636839 – associazionepresentartsì@gmail.com.

mercoledì 6 giugno 2012

Tracce di templari a Quinzano di Verona

L'Arena lunedì 04 giugno 2012 QUINZANO. Gli studiosi: «L´edificio potrebbe essere stato solo acquisito dall´Ordine» Tracce dei templari sulla chiesa di San Rocco La scoperta dei tre simboli dei Cavalieri grazie all´umidità che ha fatto staccare parte di malta dalla facciata Tracce templari sotto l´intonaco. Appaiono a Quinzano nella chiesa di San Rocco dove l´umidità ha staccato alcune parti dello strato di malta lasciando allo scoperto i segni del passaggio dei «Poveri compagni d´armi in Cristo e del Tempio di Salomone», noti come Cavalieri Templari. La loro disposizione fa pensare ad una cinta che, se confermata, svelerebbe un passato della chiesa ad oggi sconosciuto. A scoprirsi sono tre croci perfettamente allineate: due sul lato nord, l´altra sul lato sud. L´ultimo restauro della chiesa risale agli anni ´50, ma la scoperta di questi simboli lascia presupporre che vi siano due strati di malta. A suggello di questa ipotesi vi sarebbe la necessità nel passato di coprire con la calce le pareti degli edifici per il timore del diffondersi di epidemie, come quella della peste. Le scoperte a San Rocco non finiscono: infatti, la chiesa ai piedi del monte Cavro potrebbe sorg! ere su resti di un tempio pagano. Una ipotesi che troverebbe conferma nella presenza di un´antica cisterna, ora interrata nel cortile interno del complesso. A questo, si aggiunge la lettura del vecchio edifico, che appare più piccolo rispetto all´attuale. Magari, insisteva su una precedente struttura. Lo si può notare dal disegno della pavimentazione che prossima all´entrata principale segna senza dubbio il muro più antico. Oggi, la chiesa ad unica navata e con cinque altari misura 36 metri ed è larga 11,20. Fu consacrata il 6 agosto 844 ed in origine era dedicata a Sant´Alessandro. All´esterno, una lapide visibile sulla parete a sud ricorda che poco distante sul colle vi era una villa romana. Sulla porta d´ingresso c´è uno stemma con una croce bianca su sfondo rosso. E´ il primo della città di Verona e risale alla metà del XIII secolo. «Si salva di più coprendo, che lasciando fuori», afferma lo scrittore e sto! rico Uberto Tommasi. «Se fosse confermata una cinta di croci ! templari non sarebbe un fatto da poco». Tanto che potrebbe essere riscritta la storia di questa chiesa quale «luogo templare» come lo sono le chiese di Santa Maria del Paradiso, Santo Stefano, San Fermo, San Giorgietto e San Giovanni in Fonte. Secondo Tommasi non vi sono dubbi: «Non si tratta di croci dei Cavalieri di Malta, poiché questi tennero le chiese sino a Napoleone. Un fatto recente dal punto di vista storico. Poi, vi sarebbero notizie. Mentre, sui templari c´è molto poco. Inoltre, hanno un diverso disegno». «I templari restavano al di fuori delle città - continua Tommasi - perché dovevano proteggere i pellegrini lungo le strade che conducevano a Roma e a Gerusalemme. Qui siamo in prossimità di strade romane. In basso la via Postumia, mentre più a nord la via Augusta. Pertanto era un luogo strategico. Nessuno può garantire che San Rocco sia templare, ma resta straordinario che vi sia al suo interno una cinta di croci templari. Come in altre chiese! certificate templari. In più, è un edificio sobrio. Una caratteristica delle loro chiese». L´interno di San Rocco non smette di stupire. «La chiesa di San Rocco conservava anche una Via Crucis di pregevole fattura», riferisce Giorgio Carli del Comitato San Rocco. «Si tratta di un´opera censita e poi trafugata da Napoleone. Oggi, al posto delle stazioni ci sono delle croci. Ma in una chiesa di così elevata importanza stupisce il fatto che non vi siano degli affreschi». «E´ strana la mancanza di affreschi, perché questi terminano con la costruzione delle chiese gotiche», prosegue Tommasi. «Pertanto, qui dovrebbero esserci alcuni affreschi e probabilmente sono nascosti sotto l´intonaco. Ma l´origine della chiesa, anche se templare resta ignota. Potrebbe essere stata solo acquisita dall´Ordine».

lunedì 28 maggio 2012

Mantova, sciame d'api in quartiere

Gazzetta di Mantova, 29 maggio 2012

Un ufo sul monte Baldo

L'Arena martedì 22 maggio 2012 IL CASO. Il presidente Carannante spiega perché si può escludere che si tratti di un gioco di luci o di riflessi naturali Ufo nel cielo del monte Baldo? L´esperto: «Quasi di sicuro lo è» L´oggetto misterioso avvistato e fotografato da un escursionista nel territorio di Ferrara che ha sottoposto le immagini ai ricercatori del Centro ufologico mediterraneo Pareva proprio un Ufo: luminosissimo, immoto sotto plumbee nubi accumulatesi sul Baldo. A segnalare che un possibile oggetto non identificato - Unidentified Flying Object – sarebbe passato sopra il Paterno Monte, a Ferrara di Monte Baldo, è il dottor Angelo Carannante, presidente del Cufom, il Centro ufologico mediterraneo «che si trova a Benevento ma che ha vari collaboratori sparsi per tutta Italia», precisa lui stesso. E racconta dell´avvistamento in terra veronese: «Era il 25 marzo, quando un escursionista trentenne che si trovava in gita sul Baldo ha scorto un oggetto molto allungato e assai luminoso che sostava immobile sotto le nuvole che si stavano addensando sulle creste. Annunciavano un temporale», ricorda Carannante, «ma seguì poi anche una nevicata», precisa. «Questo gitante fu molto colpito da questo suggestivo avvistamento e scattò una foto. Cercò quindi di regolare la camera per farne altre ma, mentre era in! tento all´operazione, l´oggetto sparì. L´avvistamento», precisa, «durò in totale solo tre minuti. Il signore contattò quindi il Cufom, ci spedì l´unica inquadratura riuscita e i nostri esperti in analisi delle immagini l´ hanno elaborata, cercando di capire la natura dell´oggetto. Dopo una serie d´indagini, svolte anche sotto la mia direzione e parlando anche con l´escursionista, abbiamo tratto alcune conclusioni». Che sono queste: «Quella figura immortala probabilmente è un Ufo tuttavia il Cufom non esclude l´ipotesi che abbia fissato un possibile forte riflesso che, in quel momento, date anche le condizioni meteo, avrebbe assunto una forma particolare». Si propende, per lo più, per l´Ufo: «La grandezza del potenziale oggetto non identificato, infatti», prosegue Carannante, «è di diverse decine di metri e la forma osservata è di tipo sigariforme, ossia presente nella casistica ufologica. Inoltre, la sagoma mostra degli spigoli che supporterebbero ancora più ! l´ipotesi di un oggetto di natura non convenzionale, ma reale, che ci allontanerebbe da quella di un riflesso luminoso. La foto», precisa l´esperto, «essendo stata scattata alle 13, ci fa escludere che quel chiarore allungato fosse il sole. Infatti il sole, a quell´ora in primavera, è molto più alto. Inoltre il cielo era ingombro di fitte nubi mentre quell´ oggetto era di un colore bianco intensissimo. Le analisi, svolte sotto la mia direzione», sottolinea Carannante, «vanno ad avvalorare la tesi di un oggetto insolito. Il testimone non ha mai avuto tentennamenti né si è contraddetto per cui ci pare affidabile». Poi chiude: «Il Cufom registra decine di simili fenomeni Trattiamo molte segnalazioni ma non so dire quante ne siano state registrate da Verona». Sul sito ufficiale www.centroufologicobenevento.com è visibile una descrizione più dettagliata dell´avvistamento con un esplicativo video trailer postato sul canale youtube ! denominato «Cufomchannel», dove l´oggetto volante non identificato è reso più visibile mediante ingrandimenti e filtri vari.

lunedì 21 maggio 2012

Illasi, luogo di leggende

Illasi è anche il luogo che con Peschiera del Garda si contende il fantasma di Paolo Alboino, come spiego nel libro “Leggende, curiosità e misteri del lago di Garda”! (sc) L'Arena sabato 19 maggio 2012 AL CENTRO DELL´OMONIMA VALLATA, PER AMPIEZZA TRA LE PIÙ IMPORTANTI DELL´INTERO TERRITORIO Illasi fra storia, leggende e panorami incantevoli Per secoli Illasi è stato un feudo della famiglia veronese dei Pompei, succeduta a quella dei Montecchi. Il paesaggio, molto suggestivo, è dominato dai ruderi di quello che fu il Castello Scaligero, costruito in posizione strategica e custode di memorie e leggende. Il territorio comunale si trova al centro dell´omonima vallata, che per ampiezza è tra le più importanti dell´intero territorio dell´Est Veronese. Vista la colonizzazione romana, è probabile che il toponimo sia di origine latina, derivante da un nome cristiano (Illasius, corruzione di Gelasius). Il nome riappare frequentamente nei documenti storici, a partire dall´epoca feudale e fa supporre ad alcuni un collegamento con la famiglia dei Pompei, le cui ramificazioni si estesero attraverso i secoli, scrivendo pagine gloriose di storia militare e civile, in particolare ai tempi della Serenissima Repubblica di Venezia. Alla stessa famiglia si deve la costruzione di una delle più belle ville della “civiltà veneta”, quella Villa Perez Pompei - Sagramoso che, con un grandioso e scenografico parco, raggiunge con la sua estensione il vecchio maniero. Illasi. prima di essere feudo dei Pompei, come già ricordato, fu feudo dei Montecchi, ai quali dovrebbe spettare la prima costruzione del castello, in seguito distrutto da Ezzelino da Romano, verso la metà del XIII secolo. Il maniero venne poi ricostruito dagli scaligeri, signori di Verona, ai quali sono succeduti i Visconti che alla fine dovettero però cedere Illasi ai veneziani.

I misteri sommersi nel Garda

da Il Corriere della Riviera, maggio 2012

Un antico relitto nel Garda

L'Arena venerdì 18 maggio 2012 – PROVINCIA L´AVVISTAMENTO. La nave è tra Sirmione e la Rocca di Manerba, a 170 metri di profondità Cercano un disperso, trovano un antico relitto I sommozzatori alla ricerca del corpo del turista tedesco, naufragato il 22 aprile, si sono imbattuti in un´imbarcazione risalente al 1600 Il lago restituisce alla storia un altro antico relitto. A distanza di due mesi dal ritrovamento della cannoniera franco-piemontese «Sesia» al largo di Limone, il nucleo sommozzatori del Gruppo volontari del Garda di Salò ha messo a segno un secondo importante rinvenimento, avvenuto quasi per caso. Le ricerche effettuate nei giorni scorsi tra la Rocca di Manerba e la penisola di Sirmione, infatti, avevano come obiettivo Peter Lager, il turista tedesco disperso dopo il naufragio del 22 aprile. Sulle tracce della vittima, i sommozzatori di Salò hanno rilevato un´antica imbarcazione di epoca veneziana. Dodici metri di lunghezza e tre di larghezza appoggiati a 170 metri di profondità nelle acque del basso lago. A localizzare il relitto, la stessa tecnica sonar risultata vincente per l´individuazione della Sesia. Le prime immagini sono arrivate a bordo della Volga 2026 dei Volontari del Garda attraverso un Rov, tecnologia! con telecamera ad alta definizione integrata e collegata all´imbarcazione attraverso un sistema di fili e tubi. Dall´ispezione effettuata, la squadra di Gianfranco Rodella, con Mauro Fusato, Luca Turrini e Niccolò Zanini ha potuto stimare di essersi imbattuta in una nave antica, risalente con tutta probabilità al 1600 o al 1700. «Le condizioni della parte ancora visibile dello scafo, quasi interamente sommerso dal fango, e soprattutto lo stato di conservazione delle parti in legno emergenti indicano una permanenza sul fondo di almeno tre o quattrocento anni», ha spiegato Luca Turrini. A mostrare l´antichità del legno anche il carico portato dalla nave: «Si tratta di piastrelle in cotto ancora accatastate all´interno dello scafo, normalmente utilizzate per le pavimentazioni di edifici ecclesiastici o nobiliari in varie epoche, ma trasportati via lago solo in tempi lontani, quando il trasporto via terra, nonostante fosse più sicuro, era troppo ! costoso per la mancanza della moderna rete stradale», ha pros! eguito il rappresentante del Nucleo sommozzatori di Salò. Considerate le cattive condizioni di visibilità del fondale, ulteriori ispezioni del relitto sono state rimandate e sospese finchè non saranno concluse le ricerche del corpo di Peter Lager, ultimo dei dispersi tedeschi nell´incidente dello scorso aprile a non essere ancora stato ritrovato.