giovedì 24 marzo 2011

La condanna non nasce in laboratorio

L'Arena
IL GIORNALE DI VERONA

Sabato 19 Marzo 2011 CRONACA Pagina 19

GIURISPRUDENZA. Con Adonella Presutti


Scienza e crimini,
la condanna non nasce in laboratorio

Il giudice deve trovare riscontri

Sfatare la convinzione comune che la sorte dei processi si decida nei laboratori. É quello che hanno cercato di fare i relatori della conferenza «Scienza e processo penale: la prova genetica» che si è svolto alla facoltà di Giurisprudenza nell'ambito di Infinitamente. Il giornalista Alessio Corazza ha moderato l'incontro con Adonella Presutti, ordinario di diritto processuale all'ateneo scaligero, Vincenzo Santoro, presidente della sezione penale militare di Verona e Giuseppe Sartori, ordinario di neuroscienze cognitive all'università di Padova.

«Molto spesso si considerano le prove scientifiche uno strumento per eliminare l'errore del giudice e arrivare a quella perfezione che, errando, si cerca nella giurisprudenza», ha detto Stefano Troiano, preside della facoltà di Giurisprudenza nell'introdurre l'incontro. Dello stesso avviso la Presutti che ha infatti e! sordito sostenendo che «i processi non si decidono in laboratorio» e ha aggiunto: «É noto che l'evoluzione scientifica ha portato strumenti che hanno migliorato le indagini, l'ausilio della scienza è importante e irrinunciabile, sia per trovare i colpevoli sia per rimuovere una condanna ingiustamente inflitta, ma le prove scientifiche non sono un dato risolutivo nell'ambito di un processo, hanno valore puramente indiziario e l'obbligo del giudice è sempre quello di trovare dei riscontri». Un punto chiarito da Santoro rivendicando la centralità del giudice nella ricostruzione dei fatti sulla base di tutte le prove a sua disposizione. Ma ha anche sottolineato la necessità per i magistrati di potersi fidare dei periti e ha per questo proposto una sorta di bollino blu degli scienziati.

Ad ampliare il dibattito dal semplice uso del Dna come prova scientifica alla base di una sentenza di condanna o assoluzione di un reato, ad altri! aspetti scientifici ci ha pensato Sartori portando l'esempio ! che l'ha visto coinvolto in una perizia in appello sulla seminfermità dell'imputato. Un caso che fece il giro del mondo perché giudicato la scoperta di una sorta di «gene dell'assassino» che in quel particolare caso avvalorava la seminfermità.

La questione era in realtà più complessa e, come ha chiarito lo stesso Sartori, fu poi il giudice a stabilire il valore della prova scientifica al fine della sentenza. Insomma, la scienza governata dall'uomo e non l'uomo governato dalla scienza. Soprattutto nelle aule dei tribunali. G.COZ.

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