venerdì 6 gennaio 2012

Una passeggiata con le anguane

L'Arena Clic
martedì 03 gennaio 2012 – PROVINCIA – Pagina 22
SOAVE. Alla scoperta delle antiche contrade
Passeggiata nel Vajo


Nel Vajo delle Anguille a passeggio o, se nevica, passeggiata con le ciaspole: è la proposta che l´associazione Amentelibera fa ad adulti e bambini per il pomeriggio di sabato.
I partecipanti attraverseranno antiche contrade e scopriranno le leggende delle Anguane. La passeggiata, che in caso di neve si svolgerà comunque ma con l´utilizzo delle ciaspole, si concluderà con la cena al rifugio. Il ritrovo è per sabato alle 14 al casello di Soave-San Bonifacio o alle 14.20 al parcheggio Pittarello del Centro commerciale di Verona Est. Il rientro è previsto attorno alle 23. La quota di partecipazione è di 35 euro per gli adulti e di 16 euro per i bambini. Informazioni ed iscrizioni ai numeri 045.7600128, oppure 345. 1780368 o su www.viaggiamentelibera.it. P.D.C.

Un topo dentro una lattina di Pepsi?

tratto da
http://www.corriere.it/esteri/12_gennaio_05/topo-lattina-bibita-pepsi-impossibile-si-sarebbe-sciolto_38052eb2-37a4-11e1-8a56-e1065941ff6d.shtml



CHIESTI 50MILA DOLLARI DI DANNI
Un topo dentro una lattina di Pepsi? 
«Impossibile, si sarebbe sciolto»
Illinois, un uomo trova un ratto nella bibita e fa causa,
la società fornisce una risposta inquietante


MILANO – La Pepsi questa volta dovrà affilare le proprie armi e preparare una difesa convincente per fronteggiare l’azione legale intrapresa da un signore dell’Illinois che incolpa il celebre marchio di aver lasciato un topo morto in una bottiglietta di gassosa. Ad aggravare la situazione è stata la reazione del brand, che ha scartato la bizzarra possibilità, sostenendo che se fosse vero il roditore si sarebbe dissolto.

UN TOPO, UN TOPO - Correva l’anno 2009 quando il signor Ronald Ball acquistò da un distributore una fresca lattina di gassosa della Pepsi, per l’esattezza una dissetante Mountain Dew al limone. Ma subito Ball si rese conto che c’era qualcosa di strano e il presagio sfociò presto in una terribile scoperta: un topolino morto nella sua gassosa. Ball iniziò a vomitare e si sentì malissimo, non si sa se per la suggestione del terribile ritrovamento o per le conseguenze igieniche della presenza del roditore. Ronald Ball subito si mise in contatto con un numero telefonico per segnalare il grave incidente e un esperto della Pepsi arrivò prontamente nel luogo dell’accaduto per analizzare l’animale, requisendo la prova e spiegando successivamente l’impossibilità dell’accaduto: “Il topolino si sarebbe già trasformato in gelatina se il racconto fosse vero”.

UN RISARCIMENTO PER DANNI - Lo sfortunato consumatore dell’Illinois a questo punto decide di trascinare in tribunale Pepsi, chiedendo un risarcimento di 50 mila dollari sul quale è chiamato a rispondere il giudice della contea statunitense di Madison, Dennis Ruth. A prescindere dalla dichiarazione inquietante dell’azienda, le capacità di dissoluzione della bevanda sarebbero spiegate dai cosiddetti oli vegetali bromurati, brevettati come ritardanti di fiamma e proibiti in tutta Europa. In realtà queste sostanze sarebbero consentite in maniera molto limitata negli Stati Uniti e sarebbero contenute in molte bibite, tra le quali la Fanta e la stessa Mountain Dew. Ragion per cui la tesi difensiva di Pepsi ha le sue fondamenta, anche se per certi versi l’idea del topo morto ridotto in gelatina è ancor più inquietante.

I COMMENTI – Comprensibilmente la querelle legale tra il signor Ball e Pepsi ha suscitato molta curiosità, vuoi per gli aspetti bizzarri vuoi perché si tratta di un classico caso di reputation che può nuocere non poco al marchio. Tra i commenti dei lettori c’è chi consiglia i consumatori di avere sempre una macchina fotografica sotto mano, per immortalare ipotetici topi e prove schiaccianti, e c’è anche chi polemicamente (e non sempre educatamente) fa notare lo strano comportamento di Ronald Ball, che dopo aver trovato un topolino nella sua lattina continua tranquillamente a berne il contenuto.

Emanuela Di Pasqua
5 gennaio 2012 | 16:06

I corvi e la corona d'Inghilterra

“Se i corvi della Torre di Londra verranno dispersi o voleranno via, la Corona cadrà e con essa l'intera Britannia".

Questa curiosa profezia viene fatta risalire a Charles II (1660-1685), il “Merry Monarch”. E' probabile che questa stessa leggenda derivi da altre leggende popolari e superstizioni sui corvi, legate anche al mito delle streghe.

(kappero.com)

Breve storia della cara vecchina chiamata Befana

Breve storia della cara vecchina chiamata Befana



Breve storia della Befana - La Befana, come ogni anno, ritorna il 6 gennaio a mettere fine al ciclo dei dodici giorni successivi al Natale. Nella più pura tradizione popolare italiana la Befana, scende nelle case attraverso le cappe dei camini, che simbolicamente raffigurano un punto di comunicazione tra la terra e il cielo e distribuisce due tipi di doni: quelli buoni che sono il presagio di buone novità della stagione che verrà e il carbone, che, invece, è il residuo del passato.
"La Befana ha portato un po' di carbone perché siete stati un po' cattivi , però, ha portato anche i dolci perché dovete essere buoni": erano queste le frasi che accompagnavano la mattina l'apertura delle calze dove, immancabilmente tra dolci, e fichi secchi, trovavano posto, oltre al carbone, anche cipolle, castagne, patate, mele, noci, noccioli e altri prodotti della terra.
Nella Befana si possono trovare, dunque, i presagi delle buone novità della primavera, la stagione da tutti attesa. Essi sono simboleggiati dai doni infilati nella calza di lana (un indumento, non scelto a caso, e, peraltro, fondamentale, nelle campagne, per affrontare il cammino e il lavoro dell'anno nuovo).
Oltre che in Italia troviamo il culto della Befana in varie parti del mondo: dalla Persia alla Normandia, dalla Russia all'Africa del Nord. In tale culto, molti, rintracciano il mito della Dea genitrice primordiale, signora della vita e della morte, della rigenerazione della Natura.
Per altri, nella sua figura, la Befana riassume l'immagine della Dea antenata custode del focolare, luogo sacro della casa. E non è un caso se si serve, proprio dei camini, per introdurre l'allegria nelle case, svolazzando con la sua fantastica scopa.

La Befana in Italia e nel mondo

Naso adunco e scarpe rotte, volto rugoso e una vistosa gobba sulla schiena: l'immagine di questo personaggio non è certo romantica, né affascinante, eppure la vecchia signora dell'Epifania è accolta con gioia da migliaia e migliaia di bambini. Nella notte del 5 gennaio, la Befana lascia pezzi di carbone nero per chi è stato troppo cattivo, splendidi doni nella calza dei bambini buoni e qualche scherzetto ai più simpatici. Una nonna napoletana amava raccontare che le sue nipotine trovavano sempre dei pacchetti fasulli, che non contenevano giocattoli, ma patate e carote.

La tradizione italiana - La Befana vien di notte / con le scarpe tutte rotte /col cappello alla romana/viva viva la Befana! Questa filastrocca, la più famosa tra quelle recitate in attesa dell'Epifania, contiene alcune informazioni utili per conoscere la vecchietta dal naso adunco, ma non svela tutti i segreti di questa antica tradizione. Ecco altri dettagli fondamentali: la Befana viaggia a bordo di una scopa, arriva nella notte del 5 gennaio, deposita i suo regali nelle calze preparate dai bambini e lascia il carbone a chi non si è comportato bene. La quantità dei doni non dipende dalla grandezza della calza, ma si consiglia l'utilizzo di calzamaglie o calzettoni capienti. Le origini della Befana, oggi legata alla festa religiosa per la visita dei Re Magi alla capanna di Gesù, si perde nella notte dei tempi: esisteva già in epoca precristiana e apparteneva a culture antiche, che credevano nella magia. La Befana, a dire il vero, resta magica anche oggi: come potrebbe fare, altrimenti, a consegnare tutti quei regali in una sola notte?



La Babushka russa - Una Befana esiste anche nella lontana Russia: si chiama Babushka (nonna in russo) e la leggenda narra che fosse stata consultata dai Re Magi per trovare la strada giusta per la capanna di Gesù. La vecchia e povera donna stava pulendo casa e non volle accompagnarli a Betlemme, perché aveva troppo da fare. Il giorno dopo, terribilmente pentita, partì alla ricerca della capanna, ma non riuscì a trovarla perché era caduta troppa neve. Da quella notte, ogni anno, Babushka visita le case dei bambini e lascia a tutti un dono, sperando che tra loro si nasconda anche Gesù. I bambini russi la chiamano "donna del natale".



L'Epifania nel resto del mondo - Niente calze e scope volanti per i bambini spagnoli e del Nicaragua: anche loro ricevono doni e caramelle nella notte del 5 gennaio, ma questi vengono consegnati dai Re Magi dentro le scarpe, che sono state lasciate sul davanzale piene di verdura e frutta. In Austria i bambini si vestono come i Re Magi e vanno di porta in porta, cantando canzoni religiose, in cambio di dolci e cioccolatini. In tavola viene servita la torta dei re (o la torta dei tre re), in ricordo della visita alla capanna di Gesù Bambino.


http://www.guidasicilia.it/ita/main/rubriche/index.jsp?IDRubrica=1924

domenica 1 gennaio 2012

Ercole fondatore di Brescia uccide l'Idra in Vallesabbia

qui l'articolo originale:

http://www.bresciaoggi.it/stories/Cultura_e_Spettacoli/320014__ercole_fondatore_di_brescia_uccide_lidra_in_vallesabbia/

Ercole fondatore di Brescia uccide l'Idra in Vallesabbia
SETTECENTO E DINTORNI. La leggenda sostenuta anche da numerose opere pittoriche
Da Palazzo Avogadro al Broletto a Palazzo Soncini rivive il mito
31/12/2011


«Ercole fra l'Eternità e la Fama» affresco sulla volta dello scalone in Palazzo Soncini
Tra le erudite disquisizioni sulle origini della nostra città, è testimoniata anche una mitica fondazione erculea. Il primo autore a sostenerla è il medico, nonché storico, bresciano Jacopo Malvezzi.
Egli narra che l'eroe intraprese la costruzione di un luogo fortificato sulla sommità del Colle Cidneo e, addirittura, raccoglie nel suo Chronicon brixianum una curiosa tradizione che sosteneva la presenza di Ercole in Valsabbia. Qui infatti sarebbe avvenuta l'uccisione della famigerata Idra, mostro a sette teste, da cui l'attuale specchio d'acqua valsabbino avrebbe ricevuto il suo nome.
Naturalmente la vicenda è frutto solo di leggenda, ma godette di ampia fortuna, tanto che ancora oggi si conserva nella chiesa di Sant'Antonio ad Anfo un affresco a monocromo raffigurante Ercole e l'idra a testimonianza di una remota presenza del semidio in quelle zone.
A circa due secoli dagli scritti del Malvezzi, Ottavio Rossi nelle sue Memorie Bresciane (1616) attribuisce la costruzione del tempio capitolino al culto di Ercole sulla base di ritrovamenti epigrafici venuti alla luce nell'area dello scavo archeologico da lui stesso condotto.
Anche la cultura artistica bresciana «accoglie» la figura del figlio di Zeus e Teti come comprimario o protagonista di cicli figurativi eseguiti per palazzi privati e pubblici. La sua raffigurazione sottende precisi rimandi simbolici ispirati dalla letteratura latina (in primis Ovidio) e codificati in repertori iconografici di età umanista (Alciati) e tardo cinquecenteschi (Ripa).
Così, già nel Cinquecento con il recupero della cultura greco-romana, Ercole era protagonista assoluto nel perduto ciclo per l'appartamento del Capitano in Broletto o negli affreschi di Palazzo Avogadro in corsetto Sant'Agata eseguiti da Lattanzio Gambara.
Nel Settecento prosegue il filone iconografico legato ad Ercole, finalizzato spesso a celebrare in chiave allegorica il prestigio dei committenti o a esaltarne il suo importante ruolo per l'origine e lo sviluppo del territorio bresciano.
Sulla volta dello scalone in Palazzo Soncini a Brescia è affrescato Ercole fra l'Eternità e la Fama, opera di autore ignoto del settimo decennio del Settecento. La divinità centrale simboleggia la Virtù Eroica e rappresenta la ragione che sottomette le passioni: oltre ai consueti attributi che tradizionalmente la identificano (clava e leontè), reca in mano i tre pomi portati dagli orti esperidi allusivi alle virtù della moderazione, della temperanza e al disprezzo dei piaceri.
La presenza di Ercole, che spesso occupa un posto di rilievo negli Olimpi dell'epoca, qui è doppiamente significativa in quanto due membri della famiglia Soncini, vissuti nel Settecento, erano omonimi del Dio: il giureconsulto morto nel 1721 e il nipote abate, compositore di corone poetiche.
Anche nelle incisioni che corredano le preziose e numerose edizioni a stampa settecentesche incontriamo in alcuni casi la figura dell'eroe tebano, 'densa' di rimandi simbolici, che solo una colta cerchia di lettori era in grado di decifrare.
Il frontespizio dell'opera Memorie istorico critiche intorno all'antico stato de' Cenomani ed ai loro confini, scritta dall'abate Antonio Sambuca e stampata nel 1750 da Gian Maria Rizzardi, reca un'allegorica scena, disegnata dal bresciano Francesco Savanni, dove al centro campeggia Minerva, a simboleggiare la prerogativa culturale della nostra città, mentre ai suoi lati sono esaltate altre due caratteristiche che hanno contribuito alla ricchezza bresciana.
La prima è la lavorazione dei metalli, personificata dall'alacre attività di tre fabbri nella fucina di Vulcano; la seconda è l'abbondanza di acque, rappresentata da un possente Ercole nell'atto di spezzare ad un toro un corno, dalla cui rottura si origina la nascita del fiume Mella. Avvertiamo in questa raffigurazione un reimpiego ed una «riformulazione in chiave bresciana» di una delle dodici fatiche di Ercole: il toro è quello cretese, inviato da Nettuno a Minosse, perché colpevole di avergli trascurato un sacrificio.
Come non citare infine la guida artistica di Giambattista Carboni, intitolata Le pitture e le sculture di Brescia che sono esposte al pubblico con un'appendice di alcune private gallerie, edita da Giambattista Bossini nel 1760, unica guida settecentesca a stampa della nostra città?
L'antiporta dell'opera presenta l'interno di un nobile palazzo dove Minerva, accompagnata dalla personificazione del Merito, invita il lettore a guardare oltre un tendaggio sollevato da un genietto alato. Sul fondo dell'incisione la statua di un Ercole, collocata entro una nicchia, solleva ugualmente il braccio per richiamare l'attenzione su ciò che si sta per disvelare oltre quel tendaggio.
Le due divinità abbinate ancora una volta rappresentano il virtuoso connubio fra sapienza e capacità governativa, unita alla forza dell'eloquenza, che l'ideatore dell'opera, il nobile Luigi Chizzola, vedeva espressi nei Deputati Pubblici della Città di Brescia, cui aveva dedicato l'agile pubblicazione.

BIBLIOGRAFIA: Simone Signaroli, Il mito di Ercole fondatore nella tradizione erudita bresciana, in Ercole il fondatore: dall'antichità al Rinascimento, Brescia 2011, pp.128-137, catalogo dell'omonima mostra svoltasi a Brescia, Museo di Santa Giulia 11 febbraio-12 giugno 2011
Riccardo Bartoletti