lunedì 2 dicembre 2013

La leggenda della Dona Selvatica a Roverchiara


"Molti anni fa, per evitare che i bambini del paese e della frazione si avventurassero da soli sugli argini del fiume, rischiando di cadere in acqua e di annegare, si raccontava loro che in una buca lungo le rive vivesse la «Dona Selvatica», una strega mangia-bambini. La «Dona Selvatica», meglio conosciuta come la «Vecia Barbantana», sarà la protagonista della serata dei misteri, che si svolgerà sabato prossimo a Villa Biondani, in località Casotta delle Maddalene.
Si tratta di una leggenda considerata una delle più spaventose tra quelle raccolte dallo scrittore Dino Coltro nel libro «Fole Lilole». Si narrava, infatti, che sotto l´argine di Roverchiaretta, dentro ad un bosco, ci fosse un gran buco tondo e che questo fosse la tana di un´anguana, un essere metà donna e metà serpente. Nessuno l´aveva mai visto, ma tutti sentivano le sue urla forti e spaventose nella notte, come di un cane arrabbiato. Era convinzione che la strega mangiasse i bambini che si perdevano sugli argini, gettando a terra le loro ossa dalle quali nascevano gli arbusti di sanguinello."  

Dall'articolo "Rivive la leggenda della Dona Selvatica, L'Arena, 14 novembre 2013

venerdì 25 ottobre 2013

Lo spirito al castello di Salizzole (Verona) è il prigioniero Paolo Negri




L'Arena 

domenica 20 ottobre 2013 

SALIZZOLE. Il nome dell'entità emersa nelle registrazioni effettuate da «Gost hunter Verona» svelato da un nipote

Lo spirito evocato al castello?
«È il prigioniero Paolo Negri»

Andrea Sganzerla ha riconosciuto nel fantasma «sentito» in estate lo zio che fu rinchiuso e morì nella fortezza durante la guerra


Svelata l'identità dello «spirito» del castello menzionato durante le recenti indagini compiute nella fortezza medioevale dai «Gost hunter di Verona». Dall'analisi delle registrazioni sonore eseguite dagli «acchiappafantasmi erano emerse presunte voci, grida e rumori sospetti che farebbero supporre la presenza nella fortezza di anime maschili e femminili vissute in diverse epoche storiche che vanno dal Medioevo sino al Novecento. 
Fra queste, un'entità misteriosa avrebbe pronunciato il nome di un prigioniero di guerra, morto in circostanze oscure nella prima metà del Novecento: un certo Negri, la cui storia in paese è perlopiù sconosciuta. A dare un nome al prigioniero citato dai fantasmi del castello è oggi Andrea Sganzerla, un lontano nipote di Negri, residente in provincia di Venezia ma originario di Concamarise, che, dopo aver letto l'articolo sui fantasmi uscito sul nostro giornale, ci ha contattato per raccontarci i particolari della prigionia e della morte di Paolo Negri avvenuta nel castello salizzolese verso la fine della seconda guerra mondiale. 

«Il povero Negri trovato morto nel castello», riferisce Sganzerla, «è veramente esistito. Era un parente di mio papà Arnaldo Sganzerla, il fratello di mia nonna. Mio padre mi ha raccontato che fu trovato morto nel castello, probabilmente ucciso dai tedeschi, ma in realtà nessuno sa come sia andata realmente la vicenda perché all'epoca nessuno chiarì a mia nonna come fossero andati i fatti e non si riuscì mai a sapere il motivo dell'uccisione fatta passare, a quanto pare, come un suicidio». 

La storia di Paolo Negri che il destino ha relegato fra le mura del castello salizzolese, divenuto il custode di questo mistero, incuriosisce ancora oggi. Da sempre, infatti, in paese circolano diverse versioni dei fatti. C'è chi sostiene che si sia suicidato tagliandosi le vene e chi invece afferma che qualcuno lo abbia ucciso per estorcergli qualche informazione. Nessuno però, a tutt'oggi, ha elementi fondati per confermare una o l'altra tesi. Neppure i suoi familiari sarebbero a conoscenza di cosa sia successo realmente nel 1945, in quella stanza al primo piano della fortezza medioevale. 

Per fare luce su questa controversa vicenda ci siamo rivolti a Rinaldo Luccato, un appassionato di storia locale, che ci ha fornito la testimonianza scritta di Adamo Merlo, comandante delle Brigate nere di Isola della Scala, il quale nel 1943-'44 aveva ampio potere in tutto il territorio della Bassa veronese. Si tratta dell'unica fonte scritta rinvenuta che fa esplicito riferimento a Negri. Nel libro, intitolato «Vicende, confessioni ed esperienze del piccolo gerarca del periodo fascista», l'autore, facendo riferimento ad alcuni provvedimenti disciplinari rivolti all'allora segretario comunale, scrive che Paolo Negri era un impiegato e anche il suo vice. Si legge nel testo: «Pensate al calvario di questo nostro impiegato, signor N.P. (Negri Paolo ndr), che al termine del conflitto venne prelevato dall'ospedale di Bovolone, dove giaceva ammalato, per essere trascinato a piedi in una delle due torri di Salizzole e rinchiuso da solo in un locale adibito a carcere. In queste condizioni, per le paure sofferte, per gli insulti e le percosse subite, per lo stato di esaurimento in cui era caduto e per certi strani tagli riscontrati ai suoi polsi, questo nostro caro amico, senza poter dare un abbraccio ai suoi cari, lasciò questa valle di lacrime». 

In paese si tramandano da varie generazioni anche altre storie. Si racconta ad esempio che «Paolin», persona buona e mite, fosse stato imprigionato nel castello e che negli ultimi giorni della guerra fossero giunti a Salizzole alcuni componenti del Comitato di liberazione nazionale di Verona per interrogarlo. Per fare ciò avevano obbligato le guardie che lo sorvegliavano ad allontanarsi. Dopo circa 20 minuti, le guardie tornarono e trovarono il Negri già morto con evidenti ferite ai polsi che potevano far intendere un suicidio. Ma il dubbio rimane e forse a svelarlo potrebbe essere la prossima indagine degli «acchiappafantasmi» veronesi. 

mercoledì 11 settembre 2013

A Verona weekend dedicato a hobbit e arte


(comunicato stampa)



Mostra e presentazione di un saggio dal titolo “In te c'è più di quanto tu creda”.
Family Happening, Piazza Dante, dalle 14 di sabato14 settembre fino alla sera di domenica 15
Presentazione del libro ore 17.30 di sabato 14 settembre.


"Cerco qualcuno con cui condividere un'avventura!"
Inizia così, in un bel giorno apparentemente calmo e tranquillo, la chiamata inaspettata da parte di uno stregone di nome Gandalf ad un pacioso e ignaro personaggio di nome Bilbo Baggings, meglio noto come 'lo hobbit'. Una chiamata che ben presto si trasforma nell'avventura più importante della vita del signor Baggins, e che grazie alla geniale penna del suo inventore, John R.R. Tolkien, continua ad incantare e affascinare da piú di settant'anni, milioni di lettori in tutto il mondo.
In un mondo disincantato come il nostro, Tolkien ci ricorda che l'uomo è ancora fatto per uscir fuori "a riveder le stelle" e che l'irruzione di qualcosa di inatteso o inaspettato nella vita di ognuno è “la porta” per scoprire che in noi c'è molto di piú di quanto noi stessi crediamo.


Sul tema “In te c’è più di quanto tu creda”, saranno esposte le opere di sei artisti accomunati dall'esperienza nelle aule del Liceo artistico Nani Boccioni, chi come studente chi come insegnante, ovvero Giovanni Azzali, Nicolò Carozzi, Sara Ferro, Alessandro Vlad Hristodor, Rosanna Mutinelli e Ada Pachera.

La mostra è accompagnata da un saggio dal titolo “In te c’è più di quanto tu creda - L’avventura umana secondo Tolkien ne Lo Hobbit” della collana FuoriClasse (Delmiglio Editore). Il volume raccoglie i contributi di alcuni dei massimi esperti italiani del mondo tolkieniano, Paolo Gulisano, Chiara Nejrotti e Roberto Arduini. Le pagine, affidate dalla curatrice Roberta Tosi a questi straordinari saggisti, raccontano il viaggio di un mezzuomo chiamato, come ognuno di noi, a vivere l'avventura della propria vita.

L'esposizione sarà aperta ai visitatori nella Loggia di Fra' Giocondo da sabato 14 settembre alle 14 fino a domenica 15 sera.
La presentazione del saggio “In te c’è più di quanto tu creda” si terrà sabato 14 alle ore 17.30, con la collaborazione dei rievocatori medievali delle Lame Scaligere e con l'accompagnamento musicale del duo Anima Keltia (arpa e voce).

L'ingresso è libero.

L'evento è organizzato dalla Compagnia degli Argonath, un gruppo di giovani appassionati capitanati dalla presidente Roberta Tosi e si svolgerà nell'ambito della manifestazione Family Happening.

Per informazioni:
redazione@delmiglio.it

lunedì 9 settembre 2013

La leggenda del cane di Quinzano e del cane di Avesa


L'Arena, lunedì 09 settembre 2013

STORIA E LEGGENDA. Monumento allegorico sulla storica contesa con la frazione di Avesa
Quinzano, ritrova l´osso il cane di marmo

Sfregiato lo scorso luglio da un balordo di passaggio, il monumento è stato restaurato dallo stesso autore dell´opera, Salvatore Vanni

A Quinzano il cane di marmo ritrova il suo osso. Sfregiato lo scorso luglio da un balordo di passaggio, il monumento allegorico sulla storica contesa con il vicino paese di Avesa è stato restaurato dallo stesso autore dell´opera, Salvatore Vanni.
(...) La storia del cane ripercorre quella dell´amore e odio dei due vicini paesi: appunto Quinzano e Avesa. La leggenda è incisa in dialetto ai piedi del monumento di piazza Righetti e s´ispira ai nomi dei due quartieri che essendo nella pronuncia il primo più stretto del secondo, uno permette di tenere in bocca l´osso, mentre l´altro lo fa cadere. Si, perché a denti serrati si dice «Chinsano», mentre a bocca spalancata «Avesa».
L´antica storia dei due cani che incontrandosi si chiedono da dove provengono e la conseguente «vincita» sull´osso trattenuto dal cane di Avesa da parte del cane affamato di Quinzano ricorda una rivalità che si perde nella notte dei tempi. A dividere le due frazioni è il monte Ongarine e lungo il suo crinale si sono consumate numerose storie di amanti. Giovani alla ricerca della propria anima gemella che si spingevano sino al vicino paese. Da qui è facile comprendere la goliardica rivalità. Ora il cane ha ritrovato il suo osso e con l´occasione la leggenda ha preso nuovo vigore, tanto che scherzando in piazza si dice «sarà stato qualcuno di Avesa».
(…)
La leggenda richiama la storia del corvo e la volpe di Esopo, ripresa poi da Fedro e qui adattata.